Roberto Vecchioni, Ra il Silenzio e il Tuono Tour

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Un grande spettacolo di canzoni e monologhi

Roberto Vecchioni, dopo il successo dell’ultimo libro Il bianco orso era nero. Storia e leggenda (Piemme), prosegue con Tra il silenzio e il tuono Tour, che prende il nome da una sua opera letteraria (Tra il silenzio e il tuono, Einaudi 2024). Lo spettacolo, prodotto da DM Produzioni e in programma nei luoghi più suggestivi d’Italia, nella prima parte è dedicato alle canzoni dell’ultimo album L’Infinito (2018, DME Label), per poi lasciare spazio ad alcuni classici del repertorio del cantautore, in una narrazione che tiene insieme musica e parola.

Già dal titolo, autocitazione di Chiamami ancora amore, emerge il riferimento autobiografico insieme all’analisi dei grandi temi che animano la passione dell’autore: letteratura, filosofia, musica e cinema.

 

«Tra il silenzio e il tuono Tour è un grande spettacolo di canzoni e monologhi. Il silenzio appartiene all’immaginazione, allo spirito, all’anima, mentre il tuono appartiene a ciò che ho fatto e a ciò che mi è stato fatto, cioè alla vita, che pulsa molto: l’unico modo per calmarla è rivolgersi allo spirito – spiega Vecchioni – tutta la prima parte dello spettacolo è giocata sull’ultimo disco e sui personaggi che hanno battuto il destino, combattuto il male, amato la vita, gli altri e se stessi. Ne emerge un mio concetto recente, nuovo, di grande amore per tutto ciò che si fa e si vive.
La seconda parte dello spettacolo è invece una sorta di ritorno, uno sguardo al passato con le canzoni di prima, che mostrano come si sia arrivati al concetto di Infinito attraverso pensieri particolari sull’amore, il sogno, l’esistenza, il dolore, la gioia, la felicità… e come poi tutte queste piccole cose si siano ricomposte in un’unica idea: amare la vita comunque, bella o brutta, perché in realtà è sempre bella. Siamo noi che a volte la immaginiamo diversa.»

Roberto Vecchioni è accompagnato dalla “band storica”, composta da Lucio Fabbri (pianoforte e violino), Massimo Germini (chitarra acustica), Antonio Petruzzelli (basso) e Roberto Gualdi (batteria).

 

Programma e cast

Teatro dal Verme

Negli anni '60 del XIX secolo, nella stessa area sorgeva il politeama Ciniselli, una sorta di circo-teatro, dove si esibiva Gaetano Ciniselli, famoso cavallerizzo, alternandosi con compagnie di prosa e allestimenti di melodrammi. L'affluenza del pubblico, di estrazione popolare, aveva reso la zona turbolenta ed erano sorte molte proteste da parte degli abitanti del quartiere residenziale limitrofo. Gli edifici accanto al politeama erano di proprietà del conte Francesco Dal Verme che nel 1864, per sedare le polemiche dei suoi affittuari, comprò il terreno e fece edificare il teatro omonimo. Il progetto del teatro fu affidato dalla famiglia Dal Verme all'architetto Giuseppe Pestagalli, che ideò un teatro che avrebbe avuto tremila posti, la tipica forma a ferro di cavallo dei teatri lirici, e due ordini di palchi sormontati dal grandissimo loggione (che aveva, da solo, 1400 posti). Il teatro fu inaugurato il 14 settembre 1872, dopo un anno e mezzo di lavori, con Gli Ugonotti di Giacomo Meyerbeer. Ferdinando Fontana nel 1881 lo definì il teatro più bello di Milano[senza fonte].

Al teatro debuttarono molti astri nascenti della lirica, tra cui Giacomo Puccini con Le Villi e Ruggero Leoncavallo con Pagliacci.
Sempre in questo teatro vi fu la prima italiana de La vedova allegra di Franz Lehar, il 27 aprile 1907. Trovarono qui la loro sede anche le rappresentazioni del Teatro Futurista di Tommaso Marinetti. I giovani Arturo Toscanini e Pietro Mascagni effettuarono in questo teatro le loro prime esibizioni pubbliche. Il 18 dicembre 1925 vi fu la prima assoluta con successo di Cin Ci La.

Il teatro fu distrutto dai bombardamenti statunitensi nel 1943 e restaurato nel 1946 non più come teatro lirico ma come cinematografo. Nel 1981 il Comune di Milano ne acquisì la proprietà e fu solo alla fine degli anni '90 che fu avviata una ristrutturazione per adibirlo a sala concerti. Venne inaugurato nel 2001. La nuova struttura è costituita da una sala da 1500 posti, una più piccola da 200 posti e un ambiente per mostre e conferenze. Il Teatro Dal Verme è oggi sede della Fondazione Pomeriggi musicali.

 

Sala Grande


E’ il cuore del Teatro Dal Verme: uno spazio di grande fascino e suggestione, sospeso nell’aria, trattenuto da fili invisibili alle parabole acustiche che lo sorvolano al pari delle balconate sui due lati.

Il palcoscenico è vasto, aperto, slanciato verso la platea a gradinate che lo abbraccia.

Le 1436 poltrone verdi contrastano mirabilmente con il legno massello che riveste il pavimento e tutta l’area del palcoscenico.

Dotata di tutte le più moderne tecnologie, la Sala Grande del Teatro Dal Verme è uno degli spazi più versatili e frequentati di Milano.

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