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La Bohème

VenueTeatro Verdi Trieste
Calendarven 12 mar 2027 - dom 21 mar 2027
Sinossi/Dettagli

La Bohème – Giacomo Puccini
Opera cantata in italiano, con sopratitoli in italiano e inglese
STAGIONE D’OPERA E BALLETTO 2026-27
12, 13, 14, 18, 20, 21 marzo 2027

 

 

Trama

 

Quadro I

In soffitta
La vigilia di Natale, il pittore Marcello sta dipingendo un paesaggio del Mar Rosso, e il poeta Rodolfo sta tentando di accendere il fuoco con la carta di un dramma scritto da lui (ma nel camino manca la legna). Giunge il filosofo Colline, che si unisce agli amici e si lamenta poiché la vigilia di Natale nessuno concede prestiti su pegno. Infine, il musicista Schaunard entra trionfante con un cesto pieno di cibo e la notizia di aver finalmente guadagnato qualche soldo. I festeggiamenti sono interrotti dall'inaspettata visita di Benoît, il padrone di casa venuto a reclamare l'affitto, che però viene liquidato con uno stratagemma. È quasi sera e i quattro bohémiens decidono di andare al caffè Momus. Rodolfo si attarda un po' in casa, promettendo di raggiungerli appena finito l'articolo di fondo per il giornale "Il Castoro".

 

Rimasto solo, Rodolfo sente bussare alla porta. Una voce femminile chiede di poter entrare. È Mimì, giovane vicina di casa: le si è spento il lume e cerca una candela per poterlo riaccendere. Una volta riacceso il lume, la ragazza si sente male: è il primo sintomo della tubercolosi. Quando si rialza per andarsene, si accorge di aver perso la chiave della stanza: inginocchiati sul pavimento, al buio (entrambi i lumi si sono spenti), i due iniziano a cercarla. Rodolfo la trova per primo ma la nasconde in una tasca, desideroso di passare ancora un po' di tempo con Mimì e di conoscerla meglio. Quando la sua mano incontra quella di Mimì ("Che gelida manina"), il poeta chiede alla fanciulla di parlargli di lei. Mimì gli confida d'essere una ricamatrice di fiori e di vivere sola ("Sì, mi chiamano Mimì").

L'idillio dei due giovani, ormai ad un passo dal dichiararsi reciproco amore, viene interrotto dagli amici che, dalla scala, reclamano Rodolfo. Il poeta vorrebbe restare in casa con la giovane, ma Mimì propone di accompagnarlo e i due, che dal "voi" formale del dialogo precedente, sono passati al "tu" degli innamorati, dopo essersi baciati, lasciano insieme la soffitta inneggiando all'amore ("O soave fanciulla", anche conosciuta come "Amor, amor").

 

Quadro II

Al caffè
Il caffè Momus. Rodolfo e Mimì raggiungono gli altri bohèmiens. Il poeta presenta la nuova arrivata agli amici e le regala una cuffietta rosa. Al caffè si presenta anche Musetta, una vecchia fiamma di Marcello, che lei ha lasciato per tentare nuove avventure, accompagnata dal vecchio e ricco Alcindoro. Riconosciuto Marcello, Musetta fa di tutto per attirare la sua attenzione, esibendosi ("Quando men vo"), facendo scenate ed infine cogliendo al volo un pretesto, il dolore al piede per una scarpetta troppo stretta, per scoprirsi la caviglia e far andare via Alcindoro a comprare un nuovo paio di scarpe. Marcello non può resisterle e i due amanti si riconciliano. Subito dopo si scopre che i quattro amici non possono pagare il conto. Musetta allora fa sommare al cameriere il conto di Alcindoro e dei bohèmiens e li mette in conto ad Alcindoro stesso. Quindi fuggono. Poco dopo Alcindoro, tornato con le scarpe per Musetta, scopre la fuga di quest'ultima e visto il doppio conto da pagare si accascia su una sedia.

 

Quadro III

La Barriera d'Enfer
Febbraio. Mentre la neve cade dappertutto, i doganieri lasciano passare le lattaie venute a portare latte e formaggi alla sordida osteria dove Marcello lavora come ritrattista; tra di esse giunge anche Mimì, venuta in cerca dell'amico per confidargli le sue pene. La vita in comune con Rodolfo le si è rivelata ben presto impossibile: le scene di gelosia sono ormai continue, come pure i litigi e le incomprensioni; lui la accusa ingiustamente di leggerezza e di infedeltà. Marcello le rivela che anche il suo rapporto con Musetta è in crisi, poiché la donna non riesce ad abbandonare la sua vita lasciva e lo tradisce ripetutamente con uomini facoltosi. In quella giunge Rodolfo, che ha passato la notte all'osteria: Mimì si nasconde e origlia mentre Marcello lo spinge a parlare di lei. Sulle prime lo scrittore conferma ciò che lei ha raccontato; tuttavia poi, incalzato dall'amico, gli rivela che le sue accuse sono un pretesto: ha capito che Mimì è gravemente malata e che la vita nella soffitta potrebbe pregiudicarne ancor più la salute. Mimì ascolta, non vista, queste confessioni, ma la sua tosse la fa scoprire: lei e Rodolfo hanno quindi uno struggente confronto nel corso del quale dapprima si accusano a vicenda, ma poi iniziano a ricordare tutti i bei momenti passati insieme. Nel frattempo giunge Musetta, la quale ha appena amoreggiato con un uomo: ciò causa le ire di Marcello, che rompe la loro relazione e la scaccia. Anche Mimì e Rodolfo decidono di separarsi, ma trovano che lasciarsi in inverno sarebbe come morire, così decidono di aspettare fino alla bella stagione, la primavera.

 

Quadro IV

In soffitta
Ormai separati da Musetta e Mimì, Marcello e Rodolfo si confidano le pene d'amore. Quando Colline e Schaunard li raggiungono, le battute e i giochi dei quattro bohémiens servono solo a mascherare la loro disillusione. All'improvviso sopraggiunge Musetta, che ha incontrato Mimì sofferente per strada che, ormai prossima alla fine, vorrebbe tornare in quella soffitta che vide il suo primo incontro con Rodolfo. Musetta manda Marcello a vendere i suoi orecchini per comperare medicine, ed esce lei stessa per cercare un manicotto che scaldi le mani gelide di Mimì. Anche Colline decide di vendere il suo vecchio cappotto (“Vecchia zimarra, senti”), al quale è molto affezionato, per contribuire alle spese. Qui, ricordando con infinita tenerezza i giorni del loro amore, Mimì si spegne dolcemente circondata dal calore degli amici (che le donano il manicotto e le offrono un cordiale) e dell'amato Rodolfo. Mimì è apparentemente assopita, inizialmente nessuno si avvede della sua morte. Il primo ad accorgersene è Schaunard, che lo confida a Marcello. Nell'osservare gli sguardi e i movimenti degli amici, Rodolfo si rende conto che è spirata e, gridando straziato il nome dell'amata, l'abbraccia piangendo.

  • Dove si svolgerà lo spettacolo?
    • Lo spettacolo d’opera si svolgerà al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, in Italia. L’ingresso principale si trova in Piazza Giuseppe Verdi, nel centro della città. Il teatro è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e si trova a pochi passi da diverse zone centrali. Si prega di controllare il biglietto e i dettagli dell’evento per eventuali ulteriori informazioni sull’ingresso e sull’area dei posti.
  • Quando dovrei arrivare?
    • Si consiglia di arrivare almeno 20–30 minuti prima dell’orario di inizio previsto, per avere tempo sufficiente per l’ingresso e per trovare il proprio posto.
  • I posti sono assegnati?
    • Sì, i posti sono generalmente assegnati in base al biglietto acquistato. Si prega di controllare il biglietto per verificare il posto, il settore e la fila.
  • Cosa succede se arrivo in ritardo?
    • L’ingresso in ritardo potrebbe essere limitato per evitare di disturbare lo spettacolo. Se consentito, potrebbe essere necessario attendere un momento appropriato prima di poter entrare in sala.
Cast

Maestro Concertatore e Direttore: GIUSEPPE MENGOLI

Regia: MARIO PONTIGGIA

Scene: ANTONELLA CONTE

Costumi: FRANCESCO ZITO

Luci: BRUNO CIULLI

Allestimento della Fondazione Teatro Massimo di Palermo

 

Mimì: ELISA VERZIER

Mimì: ANGELA NISI

Rodolfo: GALEANO SALAS

Rodolfo: GIUSEPPE INFANTINO

Musetta: ROCÍO PÉREZ

Musetta: NOEMI MUSCHETTI

Marcello: LUCA GALLI

Marcello: WILLIAM ALLIONE

Colline: INHO JEONG

Colline: CLARKE RUTH

Maestro del Coro: PAOLO LONGO

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Con la partecipazione del coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” diretti dal M° Cristina Semeraro

 

Location
Teatro Verdi Trieste

Il Teatro Lirico Giuseppe Verdi è un teatro d'opera situato a Trieste, in Italia, che prende il nome dal compositore Giuseppe Verdi. Costruito privatamente, fu inaugurato come Teatro Nuovo per sostituire il più piccolo "Cesareo Regio Teatro di San Pietro" da 800 posti il ​​21 aprile 1801 con una rappresentazione della Ginevra di Scozia di Johann Simon Mayr. Inizialmente, il Nuovo aveva 1.400 posti. Nel 1821, divenne noto come Teatro Grande.

 

Verso la fine del XVIII secolo, divenne evidente la necessità di un nuovo teatro a Trieste. Il suo teatro principale, il Teatro di San Pietro, era diventato sempre più inadeguato e chiuse definitivamente i battenti nel 1800. Una proposta alla Cancelleria austriaca da parte di Giovanni Matteo Tommasini per costruire un teatro privato esisteva dal 1795 e, nel giugno 1798, fu redatto un contratto in base al quale il finanziamento annuale sarebbe arrivato dal comune e Tommasini avrebbe detenuto i diritti su diversi palchi e il diritto di venderne altri. Fu incaricato Gian Antonio Selva, l'architetto della Fenice di Venezia, che progettò un auditorium classico a forma di ferro di cavallo. Tuttavia, i suoi progetti esterni furono considerati troppo semplici per gli austriaci che quindi ingaggiarono un altro architetto, Matteo Pertsch, per risolvere il problema, che fu risolto incorporando elementi del teatro dell'opera La Scala di Milano. Il "Nuovo" divenne un mix tra La Fenice all'interno e La Scala all'esterno.

 

Storia

Nel corso della sua vita il teatro cambiò nome in diversi modi, il primo nel 1821 quando divenne il Teatro Grande[1] e fu con questo nome che il teatro fu sede di due prime di opere verdiane: Il corsaro nel 1848 (con il soprano Giuseppina Strepponi, che Verdi sposò nel 1859, nel ruolo principale) e Stiffelio, una produzione che Verdi supervisionò - non senza polemiche - nel 1850.[2] Tuttavia, prima di queste prime, le opere di Verdi avevano iniziato a dominare il palcoscenico del Teatro Grande, seguite, con il passare del secolo, da tutte le principali opere del repertorio operistico, comprese quelle di Puccini e Wagner.

Un ulteriore cambio di nome seguì nel 1861 a causa del passaggio dalla proprietà privata a quella pubblica. Divenne così il Teatro Comunale e come tale continuò a esistere per tutti gli ultimi anni del XIX secolo. Nel 1881, la capienza era stata aumentata a 2.000 posti a sedere tramite l'uso di posti in piedi esistenti; ma, entro quel dicembre, il teatro fu dichiarato non sicuro e fu chiuso per lavori di ristrutturazione, durante i quali l'elettricità sostituì l'illuminazione a gas per la riapertura nel 1889 con 1.000 posti a sedere.

 

A poche ore dalla sua morte nel gennaio 1901,[3] il teatro fu nuovamente rinominato, questa volta per onorare la memoria di Giuseppe Verdi. Fu ampiamente restaurato tra il 1992 e il 1997 e riaperto con circa 1.300 posti a sedere[4] e con un concerto Viva Verdi[3] che includeva estratti da molte delle opere del compositore. (Come il restauro della Scala tra il 2001 e il 2004, a Trieste è stata rapidamente creata una sede alternativa temporanea e la Sala Tripcovich continua a offrire spazio per opere da camera e operette.)

Una caratteristica importante della programmazione del Teatro Verdi negli ultimi 40 anni, che deriva dall'occupazione austriaca originaria della città nel XIX secolo e dal fatto che Trieste non divenne parte dell'Italia fino al 1918, è il "Festival Internazionale dell'Operetta" che si svolge ogni estate.

Prime Il teatro ha visto le prime assolute delle seguenti opere: Ginevra di Scozia di Simon Mayr, 21 aprile 1801 Annibale in Capua di Antonio Salieri, 20 maggio 1801 Ricciarda di Edimburgo di Cesare Pugni, 29 settembre 1832. Enrico II di Otto Nicolai, 26 novembre 1839 Il corsaro di Giuseppe Verdi, 25 ottobre 18 48 Stiffelio di Giuseppe Verdi, 16 novembre 1850 Nozze istriane di Antonio Smareglia, 28 marzo 1895

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