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Don Giovanni

VenueTeatro Verdi Trieste
Calendarven 15 gen 2027 - dom 24 gen 2027
Sinossi/Dettagli

Don Giovanni – Wolfgang Amadeus Mozart
Opera cantata in italiano, con sopratitoli in italiano e inglese
STAGIONE D’OPERA E BALLETTO 2026-27
15, 16, 17, 21, 23, 24 gennaio 2027

 

 

Trama

Atto I

Leporello, mentre attende il suo padrone Don Giovanni, introdottosi mascherato in casa di Donna Anna per sedurla, si lamenta della sua condizione di servitore. All’interno Donna Anna, che all'inizio aveva creduto che fosse il suo fidanzato Don Ottavio a farle visita, si accorge dell'inganno e reagisce alla tentata violenza riuscendo ad allontanare il nobiluomo dalla sua stanza; questi esce nel giardino dove il servo lo attendeva. Sopraggiunge allarmato il Commendatore, padre di Anna, che, dopo aver mandato la figlia a chiamare i soccorsi, sfida a duello Don Giovanni. Questi, prima riluttante, accetta ed in pochi istanti uccide il vecchio. Ritrova Leporello che, spaventato, si era nascosto. Ora che il Commendatore è stato ucciso, al nobile ed al suo complice non resta che fuggire. Donna Anna, quando scopre il cadavere del padre, sviene per il dolore; Don Ottavio, che l'accompagna, la soccorre e le promette di vendicare la morte del suocero a qualsiasi costo.

Nel frattempo, Don Giovanni è per strada con Leporello in cerca di nuove conquiste e, mentre parla con quest'ultimo, scorge da lontano una fanciulla tutta sola e le si avvicina, ma quando scopre che quella dama è Donna Elvira, da lui già sedotta ed abbandonata pochi giorni prima e che ora lo cerca disperata d'amore, si trova in grande imbarazzo. Don Giovanni cerca di giustificarsi e quando Donna Elvira viene distratta da Leporello, si allontana in fretta lasciando il povero servo a tentare di placare la furia funesta di donna Elvira: viste le circostanze, egli non può far altro che rivelarle la vera natura del carattere di Don Giovanni e, in un'aria del catalogo, elenca l'infinita serie delle sue conquiste di donne in tutto il mondo: 640 in Italia, 231 in Germania, 100 in Francia, 91 in Turchia e in Spagna 1003.

Donna Elvira, sebbene sconvolta ed affranta, non si arrende e parte in cerca di Don Giovanni affinché si penta definitivamente delle sue malefatte. Intanto, un gruppo di contadini e contadine festeggiano le nozze di Zerlina e Masetto. Don Giovanni e Leporello, fuggiti da Donna Elvira, vanno a vederle. Intenzionato a sedurre la fresca sposina, Don Giovanni fa allontanare con una scusa il marito in compagnia di Leporello (che stava corteggiando alcune invitate) con tutti gli altri paesani, suscitando l'ira di Masetto che però riesce a contenersi e, rimasto solo con la giovane Zerlina, la invita a seguirlo e le promette di sposarla. Proprio quando Zerlina sta per cedere alle promesse e alle lusinghe di Don Giovanni, sopraggiunge Donna Elvira arrabbiatissima, che la avvisa delle cattive intenzioni del malvagio libertino e la porta via con sé mentre arrivano Donna Anna e Don Ottavio, venuti a chiedere a Don Giovanni aiuto per rintracciare l'ignoto assassino del Commendatore, senza sapere che è stato proprio lui. Donna Elvira arriva di nuovo e dice di non credere a Don Giovanni, ma questi la accusa di essere pazza. Donna Anna e Don Ottavio, partiti Don Giovanni e Donna Elvira, rimangono soli: Donna Anna ha riconosciuto dalla voce di Don Giovanni l'uccisore del padre, e ricorda al fidanzato la sua promessa prima di partire. Rimasto solo, Don Ottavio rimane stupito dalle parole di Donna Anna, ma prima di arrestare Don Giovanni, decide di andare a consolarla.

Don Giovanni, per sedurre Zerlina, ordina a Leporello di organizzare una grande festa in onore del matrimonio. Nel mentre, Zerlina cerca di farsi perdonare da Masetto, ma Don Giovanni compare improvvisamente, invitandoli al ballo insieme agli altri paesani. Prima della festa, Donna Anna, Don Ottavio e Donna Elvira decidono di andare mascherati al ballo che Don Giovanni ha organizzato, con l'obiettivo di arrestarlo. Intanto il donnaiolo ordina a Leporello di invitarli, ignaro delle loro intenzioni. Al ballo il cavaliere danza con Zerlina e la conduce in disparte per farla sua con la forza, mentre Leporello intrattiene ancora Masetto, ma la giovane grida (da fuori scena) e gli invitati accorrono in suo soccorso. Don Giovanni dapprima cerca di accusare l'innocente Leporello della tentata violenza, ma, gettate le maschere, Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio lo accusano apertamente a loro volta e cercano di arrestarlo insieme a Masetto, Zerlina e agli altri paesani. Dopo aver dichiarato apertamente il proprio coraggio, Don Giovanni riesce a fuggire, seguito dal fidato Leporello.

 

Atto II

La mattina, di fronte alla casa di Donna Elvira, Don Giovanni e Leporello discutono animatamente (Eh via, Buffone). Il servo, dopo le accuse rivoltegli ingiustamente, vorrebbe prendere le distanze dal suo padrone, ma quest'ultimo, offrendogli del denaro, lo convince a tornare al suo servizio con una nuova impresa: scambiarsi gli abiti, cosicché egli possa corteggiare impunemente la cameriera, mentre Leporello distrae Elvira. Quest'ultima, affacciatasi alla finestra (Ah, taci ingiusto core), cade nel tranello e si illude che Don Giovanni (in realtà Leporello travestito) si sia pentito e ravveduto.

Una volta che Donna Elvira e Leporello si sono allontanati, Don Giovanni intona una serenata sotto la finestra della cameriera. Sopraggiunge Masetto in compagnia di contadini e contadine armati, in cerca del nobile allo scopo di ucciderlo. Protetto dal suo travestimento, Don Giovanni riesce a far allontanare tutti gli altri tranne Masetto (Metà di voi qua vadano): rimasto solo con il giovane ed avendolo con l'inganno privato delle armi, Don Giovanni lo picchia e si allontana. Zerlina, di lì passante, soccorre il marito e, dopo aver appreso quel che è accaduto, decide insieme a lui di catturare non solo Don Giovanni ma anche lo sfortunato servo, poiché Masetto è ancora convinto di essere stato picchiato da quest'ultimo (Vedrai carino).

Nel frattempo, Leporello travestito non sa più come comportarsi con Donna Elvira che lo incalza e vorrebbe fuggire senza dar nell'occhio. Trovata un'uscita, decide di tagliare la corda, ma è bloccato dall'arrivo di Donna Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto, accompagnati da servi, contadini e contadine che, credendolo Don Giovanni, si fanno avanti per catturarlo e ucciderlo, non prima però che il poveretto riveli la sua vera identità (Sola sola in buio loco). Le cose comunque non cambiano: Zerlina lo accusa di aver picchiato Masetto, Donna Elvira di averla ingannata e Don Ottavio e Donna Anna di tradimento. Leporello spiega dunque a Masetto e a Zerlina di non sapere nulla, dato che è da un'ora che gira con Donna Elvira, e spiega a Donna Anna e a Don Ottavio di non averli traditi, fuggendo però subito dopo (Ah, pietà signori miei). Don Ottavio è sempre più deciso ad assicurare Don Giovanni alla giustizia e parte per vendicare gli amici (Il mio tesoro). Mentre Masetto continua a cercare Don Giovanni, Zerlina raggiunge Leporello e tenta di ucciderlo perché non crede alle sue parole, tuttavia Leporello riesce a fuggire nuovamente con un altro inganno (Per queste tue manine). Zerlina, insieme a Donna Elvira, cerca di inseguirlo, ma sopraggiunge Masetto, che rivela l'innocenza di Leporello poiché ha appena visto Don Giovanni travestito da servo. Mentre i due ripartono alla ricerca di Don Giovanni, Donna Elvira, rimasta da sola, dà sfogo a tutta la sua amarezza e rabbia, divisa fra l'amore per Don Giovanni e il desiderio di vendetta nei suoi confronti (In quali eccessi e Mi tradì quell'alma ingrata).

È notte fonda, intorno alle due. Don Giovanni si è rifugiato nel cimitero e attende lì Leporello. Questi arriva e racconta al padrone ciò che gli è capitato, affermando che forse avrebbe fatto meglio ad andarsene, invece di accettare la sua offerta di denaro. Don Giovanni reagisce ridendo di gusto per quel che è accaduto al servo sfortunato, ma all'improvviso si ode una voce minacciosa: «Di rider finirai pria dell'aurora». Stupiti, si guardano intorno per vedere di chi sia quella voce tenebrosa e la repentina e spavalda reazione di Don Giovanni provoca una nuova risposta da parte della voce: «Ribaldo, audace, lascia ai morti la pace». È la statua funebre del Commendatore a parlare. Leporello è tremante, nascosto sotto una panchina, ma Don Giovanni non ne è per nulla intimorito, anzi, ordina beffardo a un Leporello terrorizzato di invitarla a cena (Oh statua gentilissima): la statua accetta rispondendo terribilmente "Sì".

Palazzo del Commendatore, notte. Don Ottavio chiede a Donna Anna se si sia decisa a sposarlo. Questa dice che lo ama moltissimo, ma è troppo addolorata per la perdita del padre, così dichiara che potrà sposarlo solo quando il colpevole dell'atroce delitto (Don Giovanni) sarà arrestato (Non mi dir). Don Ottavio non può fare a meno di darle ragione: lui e i suoi amici vendicheranno il Commendatore. Nessun di loro è a conoscenza dell'invito di Don Giovanni.

Nel palazzo di Don Giovanni, tutto è pronto per la cena: la tavola è preparata, i musicisti sono al loro posto e il pasto sta per essere servito. Don Giovanni si siede a mangiare e si intrattiene ascoltando brani delle opere Una cosa rara di Vicente Martín y Soler, Fra i due litiganti il terzo gode di Giuseppe Sarti e infine, in una spiritosa autocitazione, Le nozze di Figaro, nello specifico l'aria di Figaro Non più andrai farfallone amoroso dello stesso Mozart (Già la mensa è preparata). Giunge all'improvviso Donna Elvira che implora ancora una volta Don Giovanni affinché si penta (Ultima prova dell'amor mio), ma questi si prende gioco di lei e la caccia via. La donna esce di scena e d'improvviso la si sente gridare terrorizzata. Don Giovanni ordina a Leporello di andare a vedere che cosa sia successo, ma ancora una volta si sente un grido di terrore e a tornare è proprio Leporello, pallidissimo e tremante: alla porta c'è la statua del Commendatore. Poiché il suo servo è troppo spaventato, Don Giovanni decide di andare lui stesso ad accogliere la statua, mentre Leporello si nasconde sotto al tavolo. Entra quindi la statua del Commendatore (Don Giovanni a cenar teco), incontrando un Don Giovanni stupito e un Leporello tremante. Quest'ultimo cerca invano di convincere il padrone a scappare, ma egli è deciso a non mostrarsi codardo e ad affrontare apertamente lo spirito del Commendatore. Il "convitato di pietra" vuole ricambiare l'invito e così propone a Don Giovanni di recarsi a cena da lui, porgendogli la mano. Impavido e spericolato, Don Giovanni accetta e stringe la mano della statua: d'improvviso un gelo mortale lo assale, ma egli, pur prigioniero di quella morsa letale, rifiuta ripetutamente di pentirsi dei suoi delitti. Il Commendatore, furioso, scompare in mezzo a nubi di foschia, mentre le fiamme divampano intorno e un terremoto prorompe in scena: sono demoni e diavoli che stanno richiamando il libertino all'inferno. Egli cerca di sfuggire al suo destino, ma viene inghiottito, urlante tra le fiamme.

Giungono a questo punto gli altri personaggi con dei gendarmi, decisi ad arrestare Don Giovanni, ma vengono subito fermati da Leporello, il quale riferisce l'orribile scena appena accaduta. Dato che il Cielo ha punito l'incorreggibile libertino, Don Ottavio chiede a Donna Anna se questa volta sia disposta a sposarlo, ma ella richiede un altro anno di pazienza, affinché il suo cuore si possa sfogare. Mentre Don Ottavio accetta di buon grado, Donna Elvira decide di ritirarsi in convento, poiché l'unico uomo che ha amato, Don Giovanni, è morto. Masetto e Zerlina vanno a cena insieme ai loro amici e Leporello va verso l'osteria, alla ricerca di un padrone migliore. Il sipario si chiude infine su tutti i personaggi, che, dopo aver cantato il concertato finale (Questo è il fin di chi fa mal), si allontanano in direzioni diverse.

  • Dove si svolgerà lo spettacolo?
    • Lo spettacolo d’opera si svolgerà al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, in Italia. L’ingresso principale si trova in Piazza Giuseppe Verdi, nel centro della città. Il teatro è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e si trova a pochi passi da diverse zone centrali. Si prega di controllare il biglietto e i dettagli dell’evento per eventuali ulteriori informazioni sull’ingresso e sull’area dei posti.
  • Quando dovrei arrivare?
    • Si consiglia di arrivare almeno 20–30 minuti prima dell’orario di inizio previsto, per avere tempo sufficiente per l’ingresso e per trovare il proprio posto.
  • I posti sono assegnati?
    • Sì, i posti sono generalmente assegnati in base al biglietto acquistato. Si prega di controllare il biglietto per verificare il posto, il settore e la fila.
  • Cosa succede se arrivo in ritardo?
    • L’ingresso in ritardo potrebbe essere limitato per evitare di disturbare lo spettacolo. Se consentito, potrebbe essere necessario attendere un momento appropriato prima di poter entrare in sala.
Cast

Maestro Concertatore e Direttore: ENRICO CALESSO

Regia, scene e costumi: PIER LUIGI PIZZI

Luci: MASSIMO PIZZI GASPARON CONTARINI

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 

Don Giovanni: GIORGIO CAODURO

Donna Anna: MARIA GRAZIA SCHIAVO

Leporello: DAVID MENÉNDEZ

Leporello: VINCENZO NIZZARDO

Donna Elvira: EKATERINA BAKANOVA

Donna Elvira: ELISA BALBO

Don Ottavio: ANTONINO SIRAGUSA

Maestro del Coro: PAOLO LONGO

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 

Location
Teatro Verdi Trieste

Il Teatro Lirico Giuseppe Verdi è un teatro d'opera situato a Trieste, in Italia, che prende il nome dal compositore Giuseppe Verdi. Costruito privatamente, fu inaugurato come Teatro Nuovo per sostituire il più piccolo "Cesareo Regio Teatro di San Pietro" da 800 posti il ​​21 aprile 1801 con una rappresentazione della Ginevra di Scozia di Johann Simon Mayr. Inizialmente, il Nuovo aveva 1.400 posti. Nel 1821, divenne noto come Teatro Grande.

 

Verso la fine del XVIII secolo, divenne evidente la necessità di un nuovo teatro a Trieste. Il suo teatro principale, il Teatro di San Pietro, era diventato sempre più inadeguato e chiuse definitivamente i battenti nel 1800. Una proposta alla Cancelleria austriaca da parte di Giovanni Matteo Tommasini per costruire un teatro privato esisteva dal 1795 e, nel giugno 1798, fu redatto un contratto in base al quale il finanziamento annuale sarebbe arrivato dal comune e Tommasini avrebbe detenuto i diritti su diversi palchi e il diritto di venderne altri. Fu incaricato Gian Antonio Selva, l'architetto della Fenice di Venezia, che progettò un auditorium classico a forma di ferro di cavallo. Tuttavia, i suoi progetti esterni furono considerati troppo semplici per gli austriaci che quindi ingaggiarono un altro architetto, Matteo Pertsch, per risolvere il problema, che fu risolto incorporando elementi del teatro dell'opera La Scala di Milano. Il "Nuovo" divenne un mix tra La Fenice all'interno e La Scala all'esterno.

 

Storia

Nel corso della sua vita il teatro cambiò nome in diversi modi, il primo nel 1821 quando divenne il Teatro Grande[1] e fu con questo nome che il teatro fu sede di due prime di opere verdiane: Il corsaro nel 1848 (con il soprano Giuseppina Strepponi, che Verdi sposò nel 1859, nel ruolo principale) e Stiffelio, una produzione che Verdi supervisionò - non senza polemiche - nel 1850.[2] Tuttavia, prima di queste prime, le opere di Verdi avevano iniziato a dominare il palcoscenico del Teatro Grande, seguite, con il passare del secolo, da tutte le principali opere del repertorio operistico, comprese quelle di Puccini e Wagner.

Un ulteriore cambio di nome seguì nel 1861 a causa del passaggio dalla proprietà privata a quella pubblica. Divenne così il Teatro Comunale e come tale continuò a esistere per tutti gli ultimi anni del XIX secolo. Nel 1881, la capienza era stata aumentata a 2.000 posti a sedere tramite l'uso di posti in piedi esistenti; ma, entro quel dicembre, il teatro fu dichiarato non sicuro e fu chiuso per lavori di ristrutturazione, durante i quali l'elettricità sostituì l'illuminazione a gas per la riapertura nel 1889 con 1.000 posti a sedere.

 

A poche ore dalla sua morte nel gennaio 1901,[3] il teatro fu nuovamente rinominato, questa volta per onorare la memoria di Giuseppe Verdi. Fu ampiamente restaurato tra il 1992 e il 1997 e riaperto con circa 1.300 posti a sedere[4] e con un concerto Viva Verdi[3] che includeva estratti da molte delle opere del compositore. (Come il restauro della Scala tra il 2001 e il 2004, a Trieste è stata rapidamente creata una sede alternativa temporanea e la Sala Tripcovich continua a offrire spazio per opere da camera e operette.)

Una caratteristica importante della programmazione del Teatro Verdi negli ultimi 40 anni, che deriva dall'occupazione austriaca originaria della città nel XIX secolo e dal fatto che Trieste non divenne parte dell'Italia fino al 1918, è il "Festival Internazionale dell'Operetta" che si svolge ogni estate.

Prime Il teatro ha visto le prime assolute delle seguenti opere: Ginevra di Scozia di Simon Mayr, 21 aprile 1801 Annibale in Capua di Antonio Salieri, 20 maggio 1801 Ricciarda di Edimburgo di Cesare Pugni, 29 settembre 1832. Enrico II di Otto Nicolai, 26 novembre 1839 Il corsaro di Giuseppe Verdi, 25 ottobre 18 48 Stiffelio di Giuseppe Verdi, 16 novembre 1850 Nozze istriane di Antonio Smareglia, 28 marzo 1895

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