Lo Zingaro Barone

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Trama

 

Atto 1

Ungheria, XVIII secolo, in una regione paludosa nella provincia di Temeşvar. In lontananza i ruderi di una roulotte.

Ottokar, giovane contadino, entra imprecando con forza per non essere ancora riuscito a trovare il tesoro nascosto nel castello. La vecchia zingara Czipra lo prende in giro per il suo amore per Arsena, figlia di un ricco allevatore di maiali di nome Zsupan, che vive nei pressi. Arriva un gruppetto capitanato da Sandor Barinkay che, per eredità, è il legittimo proprietario del castello e sta per prenderne possesso con l'aiuto del conte Carnero, commissario imperiale, che lo accompagna.

Carnero ha bisogno di testimoni per l'insediamento ufficiale ma Czipra, chiamata in causa, risponde di non saper scrivere e legge la mano ai due uomini. A Barinkay pronostica felicità e ricchezza, e una moglie fedele che in sogno gli dirà come trovare il tesoro nascosto. E anche a Carnero prevede il ritrovamento di un tesoro, molto più grande, perduto molti anni prima. Il commissario è disorientato, non si rammenta di una tale perdita. L'altro testimone è Zsupan, che entra in scena spiegando che non gli è mai interessato saper scrivere e leggere, che lui si accontenta dei suoi maiali e di ciò che producono.

Quando viene a sapere che Barinkay sarà presto suo vicino, lo avverte subito che ci saranno litigi sulla proprietà. Barinkay gli risponde che un matrimonio con sua figlia potrebbe evitare delle circostanze così spiacevoli, e Zsupan chiama la figlia che era in casa. Ma non è Arsena a rispondergli, bensì Mirabella, la governante, che altri non è che la vecchia moglie che Carnero aveva perduto tanto tempo addietro. Con una canzone, lei gli spiega che in questi ultimi ventiquattr'anni pensava di averlo perduto durante la Battaglia di Belgrado. La prima profezia di Czipra si è avverata.

Alla fine arriva anche Arsena, velata e per nulla entusiasta al pensiero di un altro pretendente, come spiega chiaramente. Nonostante la lusinghiera proposta di Barinkay, Arsena è determinata a non sposarlo per la semplice ragione che il suo cuore appartiene a un altro; dice di volere un pretendente nobile, e avverte barinkay di fare attenzione a non scherzare col fuoco. Quando Barinkay viene lasciato da solo, abbandonato al suo sconforto, sente Saffi, la figlia di Czipra, intonare una canzone gitana che celebra la lealtà dell'amicizia degli zingari.

Barinkay accetta prontamente l'invito a cena della bella gitana e di sua madre. Viene così a sapere che Arsena è innamorata di Ottokar; Barinkay, Saffi e Czipra spiano il loro incontro serale. Barinkay giura di vendicarsi per il trattamento altezzoso di Arsena mentre in lontananza si sentono gli zingari intonare il canto di Saffi. Czipra spiega che Barinkay è il vero proprietario del castello e tutti gli zingari accorsi lo eleggono a loro capo. Senza perdere tempo Barinkay corre da Zsupan per informarlo che adesso detiene il titolo preteso da Arsena: è uno zingaro barone.

Zsupan cerca di spiegargli che non è esattamente il tipo giusto di barone, ma Barinkay gli risponde chiaramente che ha cambiato idea, che non intende più sposare Arsena, bensì Saffi. Zsupan è furioso, e tutti si uniscono nel grande finale sulla melodia già udita precedentemente nell'overture.

 

Atto 2

Temeşvar, fra le rovine delle roulotte

È l'alba. Barinkay ha trascorso la notte fra le rovine del castello in compagnia di Czipra e Saffi, e i tre salutano l'arrivo del nuovo giorno in un terzetto che culmina in un duetto amoroso fra i due giovani. Czipra racconta di aver sognato di trovare il tesoro che, secondo la leggenda, sarebbe nascosto nel castello; l'idea fa sorridere barinkay, ma decide di cercare dove dice Czipra. Czipra e saffi intonano una piccola melodia in cui prendono in giro Barinkay per il suo scetticismo, per poi unirsi tutti e tre nell'estatico valzer in cui trovano il tesoro.

Entrano in scena gli zingari, che cominciano a lavorare alla forgia. Zsupan viene a cercare aiuto per un carro che si è impantanato nel fango, ma finisce per insultare gli zingari che a loro volta gli rubano il denaro e l'orologio. Le sue grida fanno accorrere in scena carnero, Mirabella, Ottokar e Arsena, seguiti da Barinkay e da Saffi. Barinkay è vestito da zingaro barone e li saluta annunciando che lui e Saffi sono ora marito e moglie. Carnero comincia a rivolgergli alcune domande riguardo agli aspetti legali della faccenda, e Saffi e Barinky rispondono in modo ironico con un duetto che a celebrare la cerimonia sono stati gli uccelli. Per Carnero è troppo, e coinvolge Mirabella e Zsupan in un'ode comica sulla moralità.

Nel frattempo Ottokar trova alcuni pezzi d'oro e pensa di essere finalmente sulle tracce del tesoro, ma Barinkay lo disillude e la scena viene riempita da una squadra di reclutamento di ussari capeggiata dal conte Peter Homonay, vecchio amico di Barinkay. Guidati da Homonay, i soldati intonano una canzone di arruolamento seguita da unaczarda. Invece di mostrare stupore di fronte all'unione fra barinkay e Saffi, e nonostante le proteste di carnero, Homonay si congratula con la coppia.

Nel finale Czipra rivela che Saffi non è sua figlia, ma una principessa che lei ha cresciuto e che discende dall'ultimo pascià d'Ungheria, fornendone persino una prova. Barinkay non può prendere parte a i festeggiamenti: Saffi adesso è troppo per lui, perciò come Ottokar e Zsupan si arruola e parte per la guerra.

 

Atto 3

Vienna, qualche anno dopo.

Tutti sono riuniti a Vienna per accogliere il ritorno dell'esercito vittorioso: tra gli altri Barinkay, Ottokar e Zsupan. Arsena canta dell'incompatibilità tra il corteggiamento e la ricchezza, ma il gruppo viene presto raggiunto dagli eroi che hanno appena fatto ritorno. Zsupan canta le sue gesta che, pur avendo poco di militaresco, sembrano aver avuto grande successo.

Nel finale tutti i problemi vengono risolti. Arsena corre fra le braccia di Ottokar, e Saffi compare per andare incontro a Barinkay, che guida l'intera compagnia con l'ultima esecuzione del ritornello del valzer della sua canzone d'apertura.

Programma e cast

Direttore d'orchestra: István Dénes
Sándor Barinkay: Dániel Pataky
Saffi: Lilla Horti
Czipra: Bernadett Wiedemann Bernadett Fodor
Zsupán: László Szvétek
Arsena: Orsolya Hajnalka Rőser
Conte Carnero: Zoltán Bátki Fazekas
Mirabella: Mária Farkasréti
Ottokar: Gergely Ujvári
Conte Péter Homonnay: Attila Erdős
Maria Teresa: Nelli Szűcs
Barker: András Hábetler
Pali
Zsiga

 

Erkel Theatre

Inaugurato nel 1911 in origine, il Teatro Erkel è il più grande edificio teatrale dell'Ungheria. La sua storia si intreccia con l'età d'oro di prestazioni di opera ungherese, con luminari come Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Éva Marton e Grace Bumbry tutta aver abbellito la fase di un edificio la cui acustica sono considerati roba da leggenda dell'opera. 

 

Dopo essere stato persiane per più di cinque anni con il suo destino in dubbio dopo la chiusura nel 2007, il governo ungherese lo scorso anno ha fornito 1,7 miliardi di fiorini in sovvenzioni per il rinnovamento del teatro, permettendo l'Hungarian State Opera di ristrutturare il Teatro Erkel a uno standard adatto per tiene spettacoli. 

 

Gran parte delle ristrutturazioni ha avuto luogo dietro le quinte, con solisti e spogliatoi condiviso le camere e le aree comuni riadattati e ampliato. Inoltre, le apparecchiature tecniche del palcoscenico ha subito ammodernamento significativo, mentre i sistemi di servizio dell'edificio (acqua, idraulici, di riscaldamento e ventilazione), sono stati anche portato fino ad oggi. 

 

Il pubblico potrà ora entrare in un auditorium con un look completamente nuovo, mentre è stato fatto ogni sforzo per garantire che fantastiche proprietà acustiche dell'edificio sono rimasti invariati. Un fattore che aumenterà notevolmente il comfort è il moderno sistema di ventilazione installato nella zona salotto. Anche se il numero di posti è stato ridotto da 1.935 a 1.819 rimontando le file di sedili per un maggiore comfort, il teatro conserva tuttavia il suo rango come il teatro più alta capacità in Ungheria - e in Europa centro-orientale.

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