La forza del destino

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Maggio 2020
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Trama

 

Atto I

Donna Leonora di Vargas (soprano) e don Alvaro (tenore), meticcio, per evitare l'opposizione al loro matrimonio del padre di lei, il marchese di Calatrava (basso), si preparano a fuggire nottetempo da Siviglia. Leonora, affezionata nonostante tutto al padre, medita sull'incertezza del proprio destino e dice addio alla terra natia. L'arrivo di Alvaro le fa svanire gli ultimi dubbi, ma i due vengono sorpresi dal marchese, che, tornato all'improvviso, rinnega la figlia e ordina ai servi di arrestare il giovane. Questi, proclamandosi unico colpevole, si dichiara pronto a subire la punizione del marchese e getta a terra la pistola, da cui parte un colpo che uccide il vecchio. I due sventurati amanti scompaiono nella notte.

 

Atto II

Il fratello di Leonora, don Carlo (baritono), deciso a vendicare la morte del padre, è alla ricerca dei due amanti. Giunto a Hornanchuelos si spaccia per uno studente agli occhi degli avventori di un'osteria, tra i quali si trovano dei pellegrini, la zingara Preziosilla (mezzosoprano), alcuni soldati, un mulattiere, e la stessa Leonora che, travestita da uomo, si sta dirigendo al Monastero della Vergine degli Angeli, nei pressi del quale intende vivere in eremitaggio. Dal racconto di don Carlo Leonora scopre che don Alvaro, creduto morto, è ancora in vita, e teme per la propria stessa incolumità: si appresta quindi a ritirarsi dal secolo con rinnovato vigore.

Giunta al monastero, la giovane si affida alla Vergine pregando perché i propri peccati siano perdonati, quindi chiede un colloquio al padre guardiano (basso), cui rivela la propria identità e il desiderio di espiazione. Il padre, indulgente e comprensivo, l'avverte però che la vita che l'attende è piena di stenti e cerca di convincerla per l'ultima volta a ritirarsi in convento invece che in una misera grotta. Constatando la fiduciosa costanza di Leonora, tuttavia, acconsente al volere di lei e, consegnatole un saio, chiama a raccolta i monaci che, maledicendo chiunque oserà infrangere l'anonimato dell'eremita, si rivolgono in coro alla Madonna.

 

Atto III

Siamo in Italia, vicino a Velletri. È notte, infuria la lotta tra gli spagnoli e gli imperiali. Don Alvaro è capitano dei granatieri spagnoli e, non potendo sopportare oltre le sue sventure, spera di trovare la morte in battaglia. Rievocando il proprio passato di orfano, figlio di discendenti della famiglia reale Inca, ripensa alla notte fatale in cui vide per l'ultima volta Leonora, e, convinto che la giovane sia morta, le chiede di pregare per lui.

Ad un tratto, sente il lamento di un soldato in difficoltà, accorre in suo aiuto e gli salva la vita: l'uomo altri non è che don Carlo, che però non riconosce il giovane indio. I due si giurano eterna amicizia. L'indomani, tuttavia, Alvaro stesso cade ferito e viene trasportato da don Carlo. Alvaro morente affida a Carlo una valigia con un plico sigillato contenente un segreto che non dovrà mai essere rivelato: alla sua morte il plico dovrà essere bruciato.

Carlo giura di farlo, ma una volta rimasto solo, insospettito dall'orrore provato dall'amico al nome dei Calatrava, apre la valigia, dentro la quale trova un ritratto di sua sorella Leonora: vedendo confermati i propri sospetti, sfida don Alvaro a duello. I due hanno già incrociato le spade quando sopraggiunge la ronda: Alvaro scappa e trova rifugio in un monastero. Nell'accampamento, intanto, ricomincia la vita di sempre: la zingara Preziosilla predice il futuro e incita i soldati alla battaglia.

 

Atto IV

Nei pressi del Monastero degli Angeli il frate Melitone (baritono) distribuisce la minestra ai poveri. Questi, lamentandosi per il suo comportamento sgarbato, rimpiangono l'assenza del padre Raffaele, il nome scelto da don Alvaro al momento dell'entrata in monastero.

Lo stesso padre Raffaele è richiesto da don Carlo, che, scoperto il nascondiglio di don Alvaro, lo sfida nuovamente a duello. In un primo momento don Alvaro rifiuta il confronto ma, sentendosi chiamare codardo e mulatto, si prepara ad incrociare nuovamente il ferro con lui.

Presso la grotta dove si è ritirata, Leonora, riconoscendosi ancora innamorata di don Alvaro, piange il proprio destino. Sentendo improvvisamente dei rumori nelle vicinanze, si rifugia nel proprio abituro, ma è richiamata proprio da don Alvaro che, avendo ferito don Carlo a morte, cerca un confessore per dare all'agonizzante gli ultimi conforti. Terrorizzata, Leonora chiama aiuto ma, inaspettatamente riconosciuta dal giovane, si accinge a ricongiungersi con lui. Messa a parte del ferimento di don Carlo, tuttavia, si precipita da lui che, ancora ossessionato dal desiderio di vendetta, la pugnala. Raggiunta dal padre guardiano, Leonora spira tra le braccia di don Alvaro, augurandosi di ritrovarlo in cielo. Egli, rimasto definitivamente solo sulla terra, maledice ancora una volta il proprio destino.

Programma e cast

Interpreti


Donna Leonora: Tatiana Serjan
Don Alvaro: Hovhannes Ayvazyan
Don Carlo: Burdenko romano
Preziosilla: tba
Padre Guardiano: tba
Fra Melitone: tba


Crediti


Musiche di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma Don Álvaro, o La fuerza del sino di Ángel de Saavedra


Direttore musicale: Valery Gergiev
Direttore di scena: Elijah Moshinsky
Scenografie di Andreas Roller per la prima nel 1862
Impostare la ricostruzione: Andrei Voitenko
Costumista: Peter J. Hall
Progettista dell'illuminazione: Howard Harisson
Maestro del coro principale: Andrei Petrenko
Preparazione musicale: Alla Brosterman

Teatro Mariinskij

Il teatro Mariinskij (in russo: Маpиинский театp?), è un teatro di San Pietroburgo e deve il suo nome alla principessa Maria Aleksandrovna, in passato ha avuto, in epoca sovietica, il nome di Teatro Kirov (in onore diSergej Kirov) e come Accademia nazionale dell'opera e del balletto e, in epoca zarista, teatro imperiale di San Pietroburgo.

In tale teatro vengono rappresentate opere e balletti, in particolare dalla compagnia di ballo Balletto Mariinskij.
 

Il teatro è stato progettato da Alberto Cavos e vede la propria luce nel 1859, in sostituzione del teatro Circus, che sorgeva nello stesso luogo, distrutto da un incendio.  Il 2 ottobre 1860 viene inaugurato con Una vita per lo Zar diMikhail Glinka. Nel 1885, il teatro ha subito un intervento, per mano dell'architetto Viktor Schröter, volto ad ampliare gli spazi esistenti: è stata costruita una nuova ala, a tre piani, adibita a laboratori teatrali e a sale prove, nonché per ospitare l'impianto elettrico e di riscaldamento. Nove anni dopo, sempre sotto la direzione di Viktor Schröter, sono state sostituite le travi in legno e ampliato il foyer e le ali laterali.
 

Il teatro si contraddistingue per essere stato il luogo in cui le più importanti opere musicali russe hanno visto il proprio debutto.Tra queste si ricorda: Boris Godunov di Modest Petrovič Musorgskij nel 1874, nonché le più importanti opere di Čajkovskij: La dama di picche (opera) nel 1890, Iolanta nel 1892, La bella addormentata, Lo schiaccianoci e Il lago dei cigni. Anche l'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi è stata qui rappresentata in prima assoluta il 10 novembre 1862. Nel 1909 avviene la prima assoluta di Il gallo d'oro di Nikolaj Rimskij-Korsakov.
 

Nel 1988 Valerij Gergiev è stato nominato direttore artistico del teatro e nel 1996 il governo centrale gli ha conferito la carica di direttore artistico e generale, ossia il completo controllo amministrativo e musicale del grande e prestigioso teatro d'opera.

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